REITIA, LA DEA MADRE DI TUTTI I VENETI

Di Luigi Pellini, studioso non accedemico, che stimo molto.


Quello di Reitia è un culto unico nel suo genere. Sviluppatosi tra il 7000 e il 3500 a.C., ha fatto parte esclusivamente della zona abitata dal popolo dei Venetkens (i paleoveneti), probabilmente anche per il legame esoterico attribuito all’alfabeto venetico, utilizzato nella composizione di orazioni dedicate alla Dea.
Strabone scrisse di un’Artemide Potnia-Theròn (attributi appartenenti anche a Reitia) vissuta nei boschi del Timavo dove “le belve erano domestiche, cervi e lupi convivevano in pace, e si lasciavano accarezzare dagli uomini”. Famosissimo, invece, il disco bronzeo ritrovato a Montebelluna (TV) in cui troviamo la raffigurazione di Reitia più completa e nitida.
ARTEMIS POTNIA THERON

Nelle statuette e raffigurazioni votive a lei dedicate, Reitia veniva spesso raffigurata con la testa di cavallo oppure con arti di uccello (simbolo del suo legame con i due elementi terra e cielo), oppure circondata da animali, il volto celato da un velo e la cosiddetta chiave di Reitia tra le mani.
Reitia è la madre di tutto e di tutti, un dea al di sopra della quale nessun altra divinità poteva essere posta. La sua importanza ne fa dea degli elementi, della natura e degli animali (come Diana, con la quale ha in comune numerosi altri aspetti sia caratteriali sia legati al culto stesso), del ciclo vitale, dei boschi e delle acque, della salute e della guarigione, del passaggio dalla fanciullezza all’età adulta.
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Viene chiamata anche dea tessitrice, in quanto, come una veneta parca, tesse la tela delle vite terrene. E’ lei che, tramite la sua chiave, regola le sorti dell’intero mondo.
E’ una dea misericordiosa: ogni cosa che le viene chiesta con fede viene sempre esaudita, lo testimoniano tutti gli ex voto (sono a migliaia) ritrovati nei santuari a lei dedicati.

I più importanti ritrovamenti dedicati al culto di Reitia sono stati rivenuti durante gli scavi del santaurio di Este, a Baratella (PD), scoperto nel 1880 e i cui reperti si trovano ora nel museo d’Este. Altri santuari a lei dedicati si trovano a Vicenza, Lagole e Monte Magrè.
Ancora non è ben chiaro il significato della chiave di Reitia, che però ha tutta l’aria di essere un caduceo o addirittura la stilizzazione dell’utero femminile, simbolo quindi di nascita e vita.
La casta sacerdotale era composta prevalentemente da donne, caratterizzate da acconciature particolarmente elaborate e vestite di semplici tuniche: esse diventavano sacerdotesse solamente raggiunta una certa età, infatti i bambini non erano ammessi alla celebrazione dei culti. Erano loro stessi a scegliere, in età “adulta”, se avvicinarsi o meno ai templi di Reitia e se far parte o meno dei sacerdoti di Reitia.

La casta sacerdotale, oltre a detenere la sapienza delle arti scrittorie, aveva la funzione di accogliere i pellegrini che giungevano in visita ai templi organizzando non solo le cerimonie ed i riti prestabiliti, ma anche dei banchetti che oramai erano diventati parte integrante del rito stesso.
Nei templi, durante i riti, venivano accesi otto fuochi sacri in cui venivano bruciati, in sacrificio, oggetti di culto (statuette, pietre, tavolette), miglio ed animali. La particolarità dei sacrifici animali, differentemente da quelli attuati da altre religioni, era data dal fatto che venissero bruciati “per intero” e non solamente in parte: cio’ sottolinea il carattere di ricchezza ed agio in cui vivevano le popolazioni della zona. I fuochi erano posti rispettivamente seguendo le quattro direzioni cardinali e le restanti intermedie.
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Come ogni dea madre che si rispetti, a Reitia era sacro l’elemento dell’acqua, anch’esso simbolo di fertilità e vita: non a caso tutti i templi a lei dedicati si trovano nei pressi di fiumi o ruscelli.
A Reitia erano legati diversi appellativi: Potnia Theròn, Sainatei Reitiai, Porai Vebelei (dove Porai è il nome primitivo della Dea), Sainatei Trumusicatei Tri. L’appellativo “trumusicatei” (colei che lancia le frecce) era anche teonimo di Ecate.

Ed è proprio ad Ecate che Reitia viene associata nella raffigurazione in un disco bronzeo rinvenuto a Musile di Piave in località Millepertiche: si tratta di un disco dipinto di rosso in cui la dea è associata al fuoco, elemento che rappresenta la sconfitta delle tenebre e di conseguenza anche dell’ignoranza.
La storia di Reitia è ancora tutta da scoprire: i numerosi reperti ritrovati nel santuario di Este vi parleranno molto più di quanto potrebbe farlo questo mio articolo. Per informazioni potete collegarvi al sito: http://www.atestino.beniculturali.it/

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