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LE MADONNE CHE PIANGONO DAVANTI A NAPOLEONE, IL SILENZIO DELLA CHIESA

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Oggi qualcuno ne sorriderà, magari qualche esponente della chiesa ormai mondialista e orbitante nell'area radical chic non lo ricorda proprio, ma montagne di carte con testimonianze sia di fedeli che di persone scettiche del tempo riportano fatti straordinari legati a statue o dipinti della Madonna che lacrimavano e muovevano gli occhi davanti a testimoni ( persino davanti a Napoleone) nei territori dello stato pontificio che stava per essere  travolto dall'orda napoleonica, di lì a poco. Un  libro di Rino Camilleri  riporta questi eventi.
Il 1796 è un anno tragico per l’Italia: le armate napoleoniche hanno invaso tutto il Nord della penisola e stanno minacciando gli Stati del Papa. Con una serie di fulminee vittorie il ventisettenne Bonaparte ha sbaragliato i Piemontesi e gli Austriaci, occupando tutto l’occupabile. I saccheggi, le ruberie, le repressioni sanguinose si susseguono a ritmo impressionante. In Francia il giacobinismo ha eseguito una vera e propria mattanza di sac…

LA STRAORDINARIA RIFORMA DELLA SCUOLA DELLO STATO VENETO

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L'ho definita straordinaria perché ha dei tratti di modernità che la fanno somigliare alla scuola  dei tempi odierni.  Se pensiamo che prima della riforma A Venezia e in tutti gli stati veneti la scuola era per gran parte affidata a privati, e, se pubblica, era in mano a religiosi.  Eccovene i trati essenziali, più avanti parleremo della riforma dell'Università. Come leggerete, si parla di scuole veneziane ma è probabile che tale riforma pian piano sarebbe stata estesa anche alla Terraferma, autonomie locali permettendo. Ma cose sappiamo, arrivò Napoleone, che invase  una Nazione neutrale, e fece mercimonio della nostra libertà con l'Austria.  Penso ai libri di testo allora gratuiti.. e mi sembra di sognare...




La storia della scuola e dell'università nella Venezia del Settecento è una storia di riforme, come hanno illustrato in anni recenti gli studi di Gullino e Del Negro  "Intellettuale impegnato tra conservazione e moderno", così viene definito Gasparo Gozzi…

ANGELO QUERINI E LE RIFORME MANCATE DELLA REPUBBLICA

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Una delle figure illustri del Settecento veneto fu certamente Angelo Querini, di casato veneziano nobile e antico, che cercava assieme al gruppo dei "novatori" di cambiare le istituzioni del governo in senso moderno e aperto finalmente alle forze della nobiltà e della borghesia dell'Entroterra. Era logico che egli fosse un seguace delle nuove idee che circolavano in Europa ma ben presto il partito dei conservatori lo bloccò e fu persino arrestato. Prendo qualche riga dall'enciclopedia Treccani,per descrivere la sua vicenda. Venezia era irriformabile e la sua fine, alla prima tempesta forte, sarà inevitabile.  .. Inquietudini e velleità di riforma a Venezia nel 1761-62 e Un riformatore mancato: Angelo Querini, i titoli di questi due saggi scritti da Bozzola e Brunelli Bonetti esprimono con grande efficacia i caratteri salienti (desiderio o velleità di riforma, impotenza e fallimento della riforma) della correzione di Angelo Querini nel 1761-1762 (77). Verso il 1761 at…

IL VERONESE SCIPIONE MAFFEI E LA CRISI DI VENEZIA

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Oggi vi propongo la figura di Scipione Maffei un nobile veronese, ma soprattutto un grande intellettuale veneto, una mente aperta al nuovo tanto da capire che la nobiltà veneziana stava portando a una morte inevitabile lo stato veneto, perché incapace di aprirsi alla classe dirigente  della Terraferma. Al contrario di Roma antica, che aveva saputo conglobare i popoli aggregati o conquistati.
Scipione Francesco Maffei nasce il 1º giugno 1675 a Verona, figlio del marchese Giovanni Francesco Maffei e di Silvia Pellegrini.
Formatosi presso i collegi gesuiti di Parma e di Roma, abbracciò da giovane la carriera delle armi, divenendo ufficiale nell'esercito bavarese. Tornato in Italia dopo la battaglia di Donauwörth (1705), cui partecipò, iniziò a scrivere, pubblicando trattati su vari argomenti e rilanciando il teatro italiano della prima metà del Settecento. Contribuì alla riforma dell'Università di Torino per conto del re Vittorio Amedeo II e il suo ideale fondato sul cattolicesim…

IL PRIMO GONFALONE CON SAN MARCO

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A San Marco, nella cappella di Sant’Isidoro, il “Lion” nimbato, sorgente dall’acqua.
Nella magnificenza unica al mondo della basilica marciana (che era la cappella del Principe dei Veneti, il dux Venetiae) compare una delle prime raffigurazioni dei gonfaloni marciani. Inizialmente San Marco era raffigurato in forma umana, su monete e sigilli dogali, mentre porgeva il vessillo al Doge, poi si passò alla forma ferina, dato che San Marco era raffigurato come Leone, con la voce tonante, così Egli annunziava alle genti venete, il Vangelo.
I vessilli raffigurati, compaiono in una scena che celebra la scena della traslazione  a Venezia delle ossa di Sant’Isidoro, martire del II secolo, dall’isola di Scio, traslazione avvenuta l’anno 1125 per opera del Doge domenico Michiel. Il mosaico e del 1355. . ..
La scena ci mostra tra l’altro la fortezza dell’isola, un molo e delle galere da cui sono sbarcate le truppe. Oltri agli stemmi e alla bandiere particolari dei Michiel e di altre famiglie, vedi…

LA SVOLTA: DA CONTADINO A OPERAIO (4a parte)

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£e filastroche par i nostri butei in LENGUA VENETA

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Visto el sucesso de la prima filastroca ne la me bacheca ve ne meto altre drio man: dopar£e co i nostri fioi nei primi ani de vita, cussì la xe na sinpatica maniera par insegnar anca £a nostra bea, antica £engua veneta. 

Reciéta bèa
so sorèa,
ociéto bèo
so fradeo,
cieseta del frate
campanèl che bate...

El naseto, a la fine, vien sonà come un canpanel :) 
. ..
Salto biralto
me rompo el capo
me rompo el viso
salto in Paradiso



Bati bati le manìne
che arìverà 'l papà
el porterà i momòni
e (nome del bambino) 'i magnarà.

.. e co i deeti dele manine:
Questo impìnsa el fogo,
questo cusìna el vòvo,
questo lo magna,
e 'l picenìn el dise:
"Dàmene un s-ciantìn".

Opure:
Dedìn (deeto) bel
so fradèl
al pì longo
cura oci
peta pedoci.

Co £a manina:
Manina morta
che bate su la porta
che bate sul portòn
ton ton ton !

La Pepina fa el cafè
Un, due, tre,
la Bepìna fa 'l cafè,
la fa 'l cafè co' la ciocòlata,
la Bepìna la è inamorata,
inamoràta del dòtore,
la Bepìna ga mal al cuore
. .. Ambarabà cicì cocò
tre …

Fante veneto del 1790-7 realizzato a mano!

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Questo soldatino è stato prima modellato col Das, poi dipinto con colori ad olio ed acrilici. Un lavoro certosino...misura 70 mm.
Riproduce la divisa della fanteria nell'ultimo periodo della Repubblica. Questi fanti affrontarono i francesi in un sanguinoso scontro nei pressi di Salò, assieme agli schiavoni del rgt. Matutin, e ad un drappelo di dragoni. Erano del rgt Treviso che per rappresaglia, fu poi deportato dai Francesi. quasi tutti morirono di stenti nel primo campo di concentramento della storia.
..
Particolari della divisa:
Cappello: era di foggia austriaca, un caschetto in cuoio con frontalino adorno di leone andante e coccarda con piuma sul alto sinistro.
Al collo un colletto di pelle nera lucida, la giacca era blu come i pantaloni, con nove bottoni in ottone, di lana. Il gilet bianco con due taschini e bottoni in ottone più piccoli.
Ghette in tela nera su scarpe basse con fibbia frontale.
Le cinghie della buffetteria e del fucile eran bianche. il fucile è il modello Tartagna…

I VENETI ANTICHI D'ASIA E QUELLI D'EUROPA

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1. I Veneti della Paflagonia (costa settentrionale dell’Asia Minore) menzionati nel IX° sec. A.C. da Omero nell’Iliade. Filemone della stirpe degli Eneti (Enetoi), capo dei Paflagoni, s’affrettò con una schiera a soccorrere Troia assediata. A questo fatto si rifanno assai spesso autori greci e romani che fanno menzione dei Veneti. Siccome poi la lingua greca non conosce il suono v, si trova anche la grafia Henetoi, dove la h ovvero l’aspirazione sostituisce il digamma, rappresentante il suono intermedio tra b e v. 2. I Veneti dell’Illirico, cioè del bacino danubiano inferiore, menzionati da Erodoto nel VI° secolo a.C. col nome di Enetoi. 3. I Veneti dell’alto adriatico, menzionati pure da Erodoto. Gli autori latini li chiamano Veneti e raccontano che questo gruppo veneto si sarebbe stabilito nelle terre dell’alto Adriatico dopo la distruzione di Troia e sotto la guida di Antenore. 4. I Veneti dell’Europa centrale, chiamati da Tacito Veneti, Venethi o Venedi, e nello stesso modo da Pl…

LISSA E IL MONUMENTO "PRIGIONIERO" A LIVORNO

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Una vergogna italiana che pochi conoscono. 

Un paio di amici mi hanno dato lo spunto per rinfrescarmi la memoria su quanto successe a Lissa e sulle traversie del monumento eretto dagli austro-ungarici a memoria di quanti, austriaci, veneziani e dalmati, caddero per la vittoria della Marina austro veneta. Con buona pace ANCHE di quanti tentarono poi di cancellare questa verità facendola passare per una vittoria croata. Ma prima di indignarci, guardiamo anche tra le nostre file, e scopriremo "castronerie" altrettanto grosse, come quando si scrive che il famoso Proclama di Perasto fu pronunciato in ...veneziano. La versione in veneziano, c'è, come quella in serbo e in italiano, ma il discorso fu pronunciato da un montenegrino, il Capitan Viscovich, ad altri montenegrini e il problema di usare la propria lingua materna, non si poneva certo, sotto il dominio illuminato di San Marco. .. Altra nota: la meschinità dello stato italiano, nasconde il monumento ai caduti "facen…