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DANIELE MANIN E LA REPUBBLICA VENETA DA RIFARE (indipendente e federata)

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Oggi corre il 160mo anniversario di questo grandissimo veneto,credo opportuno schiarire le idee ai Veneti indipendentisti che lo credono in pratica un "servo" delle idee unitarie piemontesi-italiane. 
Rieccovi un bell'articolo

di Ettore Beggiato.
"Quali erano i veri obiettivi dell'insurrezione veneziana?" chiese W. Nassau a Daniele Manin negli anni del suo esilio parigino "Preferivamo essere una Repubblica indipendente confederata con gli altri stati italiani" la risposta del protagonista principale di quella straordinaria esperienza chiamata Repubblica Veneta e durata quasi un anno e mezzo, dal 22 marzo 1848 al 24 agosto 1849. E Daniele Manin continua nelle sue riflessioni denunciando: "Se Carlo Alberto si fosse presentato come un uomo disinteressato; se non avesse fatto una guerra egoistica per l'ingrandimento del Piemonte...il Piemonte usava il pretesto di una guerra di liberazione per fare in realtà una guerra di ambizione e di conquista…

I nizioleti, girar par Venessia col naso in sù

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I nizioleti, girar par Venessia col naso in sù Grazie ai "nizioletti", targhe dipinte sui muri, si possono scoprire dove lavoravano, come vivevano o come si divertivano i veneziani. Solo in una città così particolare si può trovare un rettangolo di calcina bordato di nero che indica a caratteri bodoniani dove siamo. Non è un cartello ma una pittura a parete, fatta a mano direttamente sugli intonaci e sui muri delle case. I nizioleti ovvero lenzuolini, non sono altro che indicazioni toponomastiche e ci raccontano la storia del luogo con tutti i mestieri, dai più umili ai più ricchi, che caratterizzavano quel posto. Non c’è campo, campiello, calle, rio terá, corte, sottoportico, fondamenta, salizzada che non racconti con il toponimo un pezzettino di vita di qualche secolo fa. Può sembrare uno scherzo volgare ed un po' pesante se vi suggeriscono di fare questo percorso: calle della Fava, poi ponte delle Tette passando per la fondamenta della Donna Onesta, senza trasc…

IL BACCHIGLIONE UN LETTO PIENO DI SORPRESE

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di Antonio Rosso

Per gli archeologi il Bacchiglione è un fiume particolare dalle continue piacevoli sorprese.
Per esempio è il fiume che ci ha dato la piroga più lunga del mondo (oltre 16 metri !), recuperata assieme ad altre più piccole alcuni anni fa dal Club Sommozzatori Padova e oggi, opportunamente restaurata dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto, esposta nel Nuovo Museo Civico agli Eremitani di Padova (oggi, 2002, l'imbarcazione si trova nel museo del Bacchiglione al Castello di S. Martino delle Vaneze, Cervarese, vicino Padova). E si pensa ce ne siano altre... Da anni inoltre, seguendo le indicazioni dei «sabbionari», cioè coloro che estraggono la sabbia dal letto del fiume per utilizzarla in edilizia, si effettuano continui interessanti ritrovamenti di varie età: da ceramiche e armi medioevali, a vasi fittili di età paleoveneta, da reperti dell'età dei metalli a ceramiche romane.




L'importanza che le testimonianze raccolte nel Bacchiglione e nelle sue immedia…

LE CURIOSE ORIGINI DELLA STANGA DI PADOVA

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Nel quartiere chiamato "Stanga" all'ingresso della città di Padova, io da ragazzino ci ho abitato diversi anni. la mia famiglia gestiva una famosa gelateria e una salumeria all'inizio di via Turazza, e anche allora mi chiedevo quale fosse l'origine del curioso nome. Poi un articolo dell'amica Simonetta Dondi dall'Orologio mi ha sciolto il mistero. Lo riprendo.

Simonetta Dondi dall'Orologio Non tutti sanno che la zona della Stanga, che oggi è un ampio spiazzo circolare, era nel Medioevo una zona di duelli tra campioni e bravi. Questi erano due categorie di spadaccini mercenari che, in sostituzione di quelli che realmente erano gli interessati nella disputa, si affrontavano con armi rudimentali. Il risultato del duello risolveva ipso facto la controversia senza bisogno del ricorso alla Giustizia ( che a Padova si amministrava dentro al "Saeon" (Salone) una delle meraviglie architettoniche medioevali.
Questo surrogato di giustizia derivava dall…

COME SFILAVANO GLI OLTREMARINI ?

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Bella domanda postami questa sera.  Ho raccolto le idee e credo di esserci arrivato quasi con certezza assoluta.
Gli Oltremarini avevano tamburi e pifferi quindi marciavano al rullo dei tamburi.  Avevano anche il fucile senza il cinturino come si ricava dall'acquerello conservato nelle Carte Bubich (all'archivio di stato di Venezia o al Museo Correr, non ricordo più).
Questo me li fa collegare all'uso balcanico dell'arma da fuoco, portato in genere, quando la truppa era in marcia, baldanzosamente appoggiato di traverso sulle spalle. Per questo anche la Milizia storica locale sfila a Sinj ancora oggi, per il palio, col fucile appoggiato in quel modo.  Ecco, in questa maniera gli schiavoni si mostravano la loro baldanza ediversità dalla truppa normale e ribadivano la loro particolare tradizione militare.
Proporrei agli amici veronesi del Medin di adottare quella pittoresca maniera per le prossime uscite. A corredo, alcune foto.
Quei de le Bocche de Cattaro ospiti a Vene…

I CONSUMATORI A VENEZIA

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I CONSUMATORI A VENEZIA, scripta manent Il consumatore a Venezia era tutelato da regole incise su pietra ed esposte in luoghi pubblici! Il prestigio di Venezia era dato dalla credibilità dei suoi mercanti, dall’abilità dei suoi comandanti delle navi, dalla qualità dei propri artigiani: per queste caratteristiche la Serenissima promulgava leggi precise e inderogabili a tutela della sua potenza e del fascino che esercitava sugli altri stati europei. Non a caso il veneziano era diventato la lingua ufficiale degli ambasciatori nelle corti europee e del bacino mediterraneo. I controlli del commercio interno venivano effettuati in base a regole ben precise, sempre a tutela dei cittadini-consumatori. Per esempio la lavorazione dell’oro ed il suo commercio erano continuamente controllati da ispettori che verificavano sia il titolo dei metalli preziosi che la qualità delle lavorazioni contro possibili truffe; insomma un processo di qualità, una sorta di protezione del consumatore dagli artig…

I BANDITI DEL VENETO STORIA DI UNA TERRA TRADITA DAL POTERE

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di Francesco Jori

Strano destino. Neanche nel negativo il Veneto riesce a farsi prendere sul serio. Quintalate di studi e ricerche hanno approfondito il fenomeno del brigantaggio italiano, specie nel Mezzogiorno ma non soltanto; fermandosi comunque regolarmente davanti alle porte di casa nostra. Un esempio banale: perfino la popolarissima Wikipedia, nell’ampia voce dedicata alla questione, propone un dettagliato elenco di briganti famosi, che spazia in 13 delle 20 regioni italiane, dalla Sicilia al Piemonte; ma i veneti risultano del tutto assenti. Non figurano nel catalogo “grandi firme” del crimine come i Ghino di Tacco, i Salvatore Giuliano, gli Stefano Pelloni. E ci sarà magari un difetto d’origine addirittura semantico, visto che secondo gli esperti la parola “brigante” avrebbe una radice celtica che significa “altitudine”: gente insomma che scende dall’alto, dalle montagne, dove ha i propri covi. Non c’è posto nel gotha del brigantaggio per gli scalcinati veneti delle basse.

E i…

L'ITALIANISTA RAFFAELE ZANON, CI SPIEGA CHE IL REFERENDUM NON FU TRUFFA.

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destra.it/quel-plebiscito-fu-autentica-innovazionedalla-repubblica-venezia-ai-fratelli-bandiera/

Con la posta della mattina mi arriva questa perla, l'ennesima, dove il sig. Raffaele Zanon, della destra italiana, ci spiega che un referendum con i carabinieri che portavano a votare gli aventi diritto a cabine aperte, e con il conseguente risultato (sicuramente manipolato) del "SI" al 99,9 per % fu assolutamente regolare.
Qui non ho gli emoticon adatti, ma ci vorrebbe il pupazzo che si tiene la pancia dal ridere. Anzi ne ho trovato uno. Ora lo metto:

L'annessione centralista  era il contrario a quanto chiedeva la storia millenaria dell'Italia. In realtà fu una farsa, la fotocopia di quanto era accaduto nel resto dell'Italia invasa pochi anni prima. Ci hanno scritto su persino gli autori della burletta, vantandosene,  e il libro dell'amico Ettore Beggiato, criticato dal Zanon senza alcun fondamento, si basa anche su memoriali e lettere scritti e trasmessi ai …

LO SCIENZIATO PLINIO E L'AMBRA DEI GERMANI E VENETI

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Di Piero Favero
Bisogna attendere il I sec. d.C. perché lo scienziato romano Plinio, con grande acume. dimostrasse di avere idee molto chiare circa la natura e l'origine dell'ambra: è certo che l'ambra si genera nelle isole dell'Oceano settentrionale ed è chiamata gleso dai germani. L'ambra si genera dal midollo di un  certo dipo di pino, così come la resina fuoriesce per eccesso di liquido. Che si trattasse del succo di un albero era noto ai nostri antenati, che lo chiamavano quindi succinum.

Plinio mette in evidenza il ruolo dei Veneti nel commercio dell'ambra, in un'epoca in cui l'espansione dei Germani aveva sottratto loro l'esclusiva: I Germani la portano soprattutto dalla Pannonia, e di là per primi i Veneti ne diffusero la fama, vicini come erano alla Pannonia e vivendo intorno al mare Adriatico. 
Lo scienziato dimostra di saper localizzare con molta precisionela sede dei giacimenti quando calcola la distanza di circa 900 km da Carnuntum, in …

I SOTTOPORTEGHI

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Il SOTTOPORTEGO è quella parte urbanistica di Venezia unica e tipica. E' un passaggio pedonale ottenuto quando viene attraversato il corpo di un edificio. Si possono individuare tre tipologie di sottoportego: 1°) tra due spazi pedonali, tra due calli o tra un campo e una calle; esempi di questo tipo: in Campo SanBarnaba, in Calle dea Bissa o a San Giovanni Novo. Molto interessanti sono gli antichissimi sottoporteghi sulla Corte del Milion, in Corte del Fontego a Santa Margherita, in Salizzada San Lio, in Corte del Remer o in Corte Barzizza a San Silvestro. 2°) costituito dal passaggio tra un rio e una calle o tra un rio ed un campo. Numerosissimi gli esempi sul Canal Grande verso la corte del Duca Sforza o verso Calle Giustiniani a Cà Foscari, oppure sul rio di San Severo, sul rio dea Pietà, sul rio Foscari. 3°) è quello ottenuto da un lungo passaggio sotto uno o più edifici posti lungo un rio; in questo caso il sottoportego prolunga e sostituisce la fondamenta e si innesta s…

Venezia e la sua edilizia popolare del '500: le prime case a schiera!

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Di Gianni Cecchinato

Uno dei più importanti aspetti nell’urbanistica veneziana del '500 furono le "case a schiera" che
raccoglievano un gruppo di appartamenti costruiti per diverse famiglie, soluzione abitativa che si
impose per la modernità concettuale. In realtà realizzarono per primi le case popolari, tenendo
presente la morfologia delle isole che costituivano la città, il nucleo urbano e la dislocazione delle
attività produttive. Lo spazio edificabile era ovviamente limitato e quindi le costruzioni dovettero
svilupparsi in altezza quando la popolazione aumentò notevolmente tra il l'XI° ed il XIII°° secolo.
Il più bel esempio di sfruttamento in verticale lo si trova all'isola del "ghetto", dove gli ebrei
realizzarono i primi "grattacieli" da 7/8 piani su terreni rubati alla laguna costruendo, com'è poi tutta
la città, su piattaforme di palafitte ottenute piantando tronchi di legno (acacie o castagno) sul fondo
della laguna. I pali riman…