Post

Post in evidenza

LA STELLA A OTTO PUNTE SUL CIELO DEL LEONE MARCIANO

Immagine
Di Alessando Baggio Veneto con Millo Bozzolan
Alessandro mi manda la foto celebre del Leone marciano sulla basilica, e mi fa notare per la prima volta, quelle strane stelle a otto punte. Lui fa una giusta osservazione: nulla era lasciato al caso, quando si costruiva un monumento che doveva durare nei secoli, si trasmetteva anche un messaggio al mondo e ai posteri.  I nostri Padri, animati da una Fede in Dio e nella Patria veneta per noi contemporanei non facilmente comprensibile, usavano quindi dei simboli leggibili nel significato profondo magari a pochi iniziati ma che sta a noi riscoprire per apprendere i valori che hanno resa possibile una civiltà millenaria, quella veneta. Tornando alle stelle a otto punte, così curiose, esse rappresentavano all'epoca, prima di tutto il simbolo della Vergine Maria, ma non solo. Anche di Venere, che ha in comune la stessa radice Ven dei Veneti, col significato di AMOREVOLI... La stella polare
La Stella Polare, o Stella ad otto cuspidi, è un’intere…

MAZORBO ALTRO SCEMPIO NAPOLEONICO

Immagine
Di Elio Costantini
La foto a corredo di questo breve articolo mostra il monastero di S. Eufemia di Mazzorbo in una'incisione di Tironi e Sandi del XVIII secolo, la foto di sotto rappresenta ciò che rimane dopo il passaggio di Napoleone, un pozzo che si trova in bella vista nell'isola di Burano, visibile appena si approda con il vaporetto, attorno al pozzo logorato dal tempo si legge incisa nel marmo la seguente iscrizione " IN TEMPO DELLA R.M. SUOR SCOLASTICA PISANI DIG.MA ABBAD. / PUTEUS ACQUAR VIVENTIUMQUAE / FLUUNT IMPETU DE LIBANO / MDLXXXVIII DIE X DECEM”.

Mazzorbo (Maiorurbiun) che nel mio latino maccheronico sta per "Maggior Urbe", isola oggi scarsamente abitata vi erano ben 5 parrocchie (S. Pietro, S. Bartolomeo, S. Angelo, S. Stefano e Ss.Cosma e Damiano) e altrettanti monasteri (S. Eufemia, S. Maffio, S. Maria Valverde, S. Maria delle Grazie e S. Caterina). Le sue chiese e i suoi monasteri, custodivano molte opere d’arte dei più illustri pittori ed arti…

LE BODY GUARDS DEL VESCOVO di FELTRE IMPERIALE

Immagine
Prima della dedizione alla Serenissima, Feltre fu governata anche da Vescovi conti, che facevano capo all'imperatore. Il vescovado era la loro sede (oggi Feltre dipende dal Vescovo di Belluno, all'epoca c'erano due vescovi) e la piccola corte aveva la sua guardia composta probabilmente da mercenari d'oltralpe. -ne è rimasta traccia sulle pareti del palazzo, oggi museo, e chiunque può ancora ammirarli in una istantanea vecchia di cinque secoli.
E' probabile che questa corte il vescovo l'abbia mantenuta anche dopo la dedizione veneziana, dato che gli affreschi mi paiono del tardo Cinquecento.

Chi entra nell’antica sede vescovile di Feltre, quella dei Vescovi conti (molto più abili forse a comandar militi che a dir messa) poi solo vescovi con la dedizione a Venezia, può ammirare questi pittoreschi armigeri, disegnati sulle pareti del corridoio che porta dal piano terra (salone di ingresso) al piano delle udienze.
Essi riproducono come una foto ingrandita, le tem…

DIETRO UN GRAN DOGE, UNA GRANDE DOGARESSA?

Immagine
da un post di Elio Costantini A DARE RETTA A VIRGINIA WOOLF: “Dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna".

Nella Repubblica di Venezia, le magistrature erano riservate esclusivamente ai membri maschi delle famiglie patrizie, ma talvolta i dogi erano sposati e alle mogli veniva conferito il titolo di Dogaressa, naturalmente gli era preclusa qualsiasi forma di esercizio del potere. Tuttavia, la consorte ducale rivestiva un pubblico ruolo nella manifestazione esteriore della maestà dello Stato veneziano, circondata dello stesso ampio apparato di magnificenza ed onori riservato al doge.
Allo stesso modo, anche le attività e le libertà personali della dogaressa erano soggette alla rigida sorveglianza della Repubblica (una legge del 1342, ad esempio, le precludeva il concorso in attività commerciali). Sino al 1643 fu in vigore l'antichissimo e tradizionale rito di incoronazione delle dogaresse, durante il quale si richiedeva loro di prestare sull'altare di San Marco …

IL "CONDOTIER " SAVORGNAN E I CAVALLI per homeni d'armi.

Immagine
Il conte Mario Savorgnan, nobile friulano e condottiero della Serenissima, "elenca i paesi dove venivano allevati buoni cavalli per le genti d'armi. Negli animali di Spagna e del regno di Napoli, questi ultimi giudicati le migliori razze d'Italia, si trovava spirito ed animosità grandi , benché i napoletani avessero più possanza e grandezza. I cavalli frisoni erano forti e grossissimi ma mancavan di coraggio. Quelli di Danismarca avevano più dell'animoso, ma erano leggeri e più scarichi de' frisoni. I cavalli turchi per esser velocissimi e tolleranti delle fatiche servivano molto bene nella milizia leggera ma non erano così maneggianti et destri come i giannetti di Spagna.  Volendo far i corsieri per la gente d'arme, il Savorgnan avrebbe accoppiato la cavalla del Regno di Napoli, over frisona con un altro cavallo napoletano, o frisone grosso e ben fondato ma anche con uno del Regno di Spagna. Anche Alessandro Massari stimava gli animali nati in Italia, dove na…

L'ANTENATA DELLA BOLDRINI, CHE DISPREZZAVA IL POPOLO. IMPICCATA NEL 1799.

Immagine
Si chiamava De Fonseca Pimentel, una radical chic ante litteram e finì impiccata, malgrado la clemenza dei Borboni, tra il tripudio del popolo che disprezzava. Oggi è una delle icone della sinistra italiana. LA BOLDRINI COME LA DE FONSECA PIMENTEL, una nobile éngagée rivoluzionaria che odiava le masse fedeli al re e nel 1799, di fronte alla sollevazione di tutta la nazione napoletana contro i francesi e i giacobini, disgustata, stretta d'assedio dai Lazzari, scrive allo Championnet: sbrigati a venire a Napoli, perché questi ci ammazzano tutti.La sua lettera si chiude con queste parole: non la nazione, ma il popolo è contro i francesi.  È una frase impressionante, perché equivaleva a dire: noi trenta, chiusi qui dentro, siamo tutta la nazione, i milioni che stanno fuori sono il popolo e non valgono niente. Lo stesso, identico, atteggiamento snobistico della Boldrini contro la stragrande maggioranza degli italiani, che non ne può più degli sbarchi a Lampedusa, della delinquenza che …

ESERCITO VENETO DEL '600, "SARGENTE" E ALFIER

Immagine
"INSEGNA" O ALFIER nel 1640 circa.
Vi era un alfiere per compagnia. Nei diversi dipinti esaminati questo ufficiale è rappresentato con petto e schiena della corazza, e anche la bandiera appare talvolta a strisce, ma vi sono esempi che portano il Leone di San Marco, il nostro Alfier esotto la corazza indossa un giaccone di cuoio e alla bandoliera è infilata una striscia.
Ensign (about 1640)
There was an ensign in each company. In several paintings of the period I examined the ensigns wears the corselet. In the picture he has a buff-coat under the armour and the baldric we can see his rapier.
The flag often appears stripped, but we can also see flag with St. Mark's winged lion.

Sergente (1630 circa)
Generalmente c'erano uno o due sergenti per una compagnia di un centinaio di uomini. Come armi protettive indossa petto e schiena di corazza e un morione a cresta (elmo). -regge l'alabarda, arma distintiva del suo grado

SERGEANT (About 1630)
Generally there were one or…

ESERCITO VENETO: CAPITAN DI FANTI E RAGAZZO

Immagine
Vediamo rappresentati un ufficiale di fanteria veneta e il suo attendente (ragazzo) che ha il compito anche di curare il cavallo del suo capitano. Ancora le uniformi, nel senso moderno del termine, erano a venire: al massimo vi era uniformità tra compagnie e reggimenti. Nel senso che il colonnello comprava con i soldi dell'ingaggio (il colonnello era il "proprietario" del contingente) stoffa per "velade" (giacconi lunghi) e pantaloni, ma non vi era un modello prescritto, come avverrà dai primi del '700.
Questa è un'anteprima dal bellissimo volume di Alberto Prelli e Piero Boncompagni (autore delle tavole) "Sotto le bandiere di San Marco, le armate della Serenissima nel '600" euro 29, lo trovate ancora in libreria. contiene decine di illustrazioni di grande formato a colori. Ed. Itinera. 
E' il capitano di Fanti e Ragazzo del 1630 circa. indossa una veste elegante e regge la lanzetta che diverrà sempre più simbolo dell'ufficiale, c…

VENEZIA E IL POTERE: DI TUTTI E DI NESSUNO, I BARNABOTTI

Immagine
Di Andrew Calzavara

Dal 1296 con la riforma che in seguito fu chiamata la Serrata del Maggior Consiglio, la gestione del potere passò esclusivamente all’aristocrazia, escludendo sempre più la partecipazione politica da parte del popolo.

L’operazione della Serrata a un tempo allargò e restrinse, allo stesso tempo, la composizione del maggior consiglio, vale a dire, la allargò numericamente, ma la restrinse ai membri delle famiglie che ne avevano fatto parte negli ultimi 125 anni.

Questa riforma decretò la trasformazione di Venezia da Comune a Repubblica Aristocratica; l’appartenenza non più elettiva ma ereditaria, e a vita, al parlamento Veneziano, assicurava la presenza di tutta l’aristocrazia alla gestione del potere; una tranquillità che permetteva ai patrizi la corretta gestione dello stato, anziché la formazione di fazioni per battere gli avversari politici per la conquista del potere.

Questa riforma è considerata da molti storici uno dei fattori cruciali e decisivi della straordinari…

REFERENDUM CONSULTIVO... SERVE O NON SERVE? DUE ERRORI MADORNALI

Immagine
G.  Rigoni La Lega e i costituzionalisti di cui si avvale la Regione Veneto ... sempre che abbiano gli uni e gli altri l'intenzione di perseguire realmente la libertà del Popolo Veneto e qualsivoglia forma di autodeterminazione del medesimo ... hanno fatto ( e stanno facendo ) almeno due madornali errori:
1) Interpretano costituzione e democrazia in maniera " kelseniana", considerando cioè la costituzione al di' sopra del Popolo . Per addivenire alla libertà, bisognerebbe fare come hanno fatto (e guarda caso anche in Catalunya stanno facendo) tutti i popoli che hanno raggiunto la libertà ... interpretare cioè democrazia e costituzione in maniera "periclea", considerando il Popolo al di' sopra della costituzione . Tutti i veri costituzionalisti (evidentemente non quelli di cui si avvale la regione Veneto) hanno ben chiari due principi fondamentali: " la costituzione e' ciò che accade " ...e..." La sovranità non si proclama, la sovranit…

LE CRONACHE MARZIANE DI TITO BOERI E GLI IMMIGRATI

Immagine
GLI IMMIGRATI NON CI PAGHERANNO LE PENSIONI, ANZI...
Caro Tito Boeri (Presidente INPS, ndr) non so perchè hai fatto quella previsione assurda fino al 2040, ma è evidente che è priva di qualsiasi fondamento. Impossibile essere così precisi da qui al 2040. Sono 23 anni. 23 anni fa tutto era diverso... .

E no carissimo presidente dell'ente che SPENDE PIU' DI OGNI ALTRO in UE per Welfare....

Gli IMMIGRATI NON ci pagheranno le pensioni, caro Boeri.

Questa è la busta paga di un lavoratore straniero con moglie priva di reddito e tre figli a carico.
I contributi Inps che vengono versati all'Inps dall'azienda sono 479 euro (di cui 349 euro a carico dell'azienda)
ma al contempo, l'Inps versa al lavoratore 317 euro per gli assegni familiari; inoltre il lavoratore ottiene dal fisco uno sconto per detrazioni fiscali per 260 euro quindi non versa un euro di tasse e in aggiunta riceve anche gli 80 euro.
Quindi sommando importi a debito e a credito questo lavoratore allo Stat…

SABINO ACQUAVIVA E L'UNICA LINGUA E CULTURA DEI VENETI

Immagine
Riprendo questo bellissimo intervento del prof Sabino Acquaviva:
Ho letto con ritardo l’intervento del 6 maggio 2008 di Ugo Suman, il quale sostiene che la lingua veneta non esiste perché vi sono delle differenze fra una città e l’altra, e alla fine sembra pensare che non possiamo parlare neppure di una cultura e di un‘identità del popolo veneto. È come affermare che non esisteva un’identità greca perché i dialetti della Grecia antica erano simili ma non identici. Per fortuna quella che viene ricordata come la coinè, cioè l’unificazione dei vari dialetti, ha dato vita al greco antico e a una civiltà millenaria. I vocabolari di greco antico che si usano a scuola sono la fotografia di questa convergenza di più dialetti in una lingua unitaria, e confesso che questa situazione era la mia disperazione quando studiavo e traducevo dal greco, perché molto spesso le parole avevano due o tre significati (e viceversa), diversi appunto perché provenienti, all’origine, da dialetti differenti. Per …

GALEE VENETE: SFATIAMO LA LEGGENDA DEI "FANTI DA MAR".

Immagine
LA DURA VITA DI BORDO.
Sarebbe artificioso, specie tra il Cinque e il Seicento, parlare di una distinzione tra fanti di marina  e fanti terrestri. I fanti venivano imbarcati ed impiegati nelle varie guarnigioni del Levante e in eventuali scontri navali.  Nel 1697 il colonnello Giorgio Sala alla luce dell'esperienza "di sanguinosi cimenti in Levante"...scriveva che il soldato di Terraferma passava "Militare sul Mare, come succedeva continuamente in Levante".
Questo è il bel quadretto che Pantero Pantera (1614) dipinge "delle genti delle armate navali. Stanno come in carcere, patendo ordinariamente del vivere, mangiando poco altro che i cibi salati, et molto spesso guasti e non sani, bevendo quasi sempre acqua et alcune volte salmastra, ma di malaqualità et vini non schietti, dormendo poco meno che all'aria e sopra a un remo, o in luoco angustissimo, senza la minima comodità, vivendo sempre in luoco dove si genera un fetore causato da sudore, da panni lo…

CHI CI RUBA LE PENSIONI? VENEXIT SUBITO!

Immagine
CI HANNO RUBATO LE PENSIONI di Giuliano Zulin - 
La prossima volta che qualche politico ci dirà che bisogna "riformare le pensioni" che "il sisrema previdenziale non regge", che "una generazione di privilegiati ha rubato il futuro ai figli", beh... facciamogli una bella perbacchia. Il prof. Alberto Brambilla, nr. uno in Italia sulla materia pensionistica, ha da poco diffuso un rapportoche smonta qualsiasi luogo comune sulle ideologie previdenziali, usate dal governo di turno per spaventare chi lavora. 
Brambilla, e sottosegretario al welfare dei governi Berlusconi, è tornaro a rifare il rapporto pensioni regionalizzato. L'ultima volta che l'aveva pubblicato era il 2005. Poi non glielo hanno più fatto fare. E si capisce il perché; un numero su tutti: una pensione su due nel sud Italia è regalata.
Il dato percentuale da osservare è quello relativo al rapporto tra contributi versate e prestazioni erogate. Ebbene, il tasso di coperturea si attesta al…

TERRA PIATTA? IUS PRIMAE NOCTIS? FALSITA' CONTRO IL MEDIO EVO

Immagine
Lentamente tutte le bufale sui cosiddetti “secoli bui”, ovvero il Medioevo, stanno crollando grazie all’onestà intellettuale di molti storici. Per quanto riguarda l‘”Inquisizione medioevale“, ad esempio, è stato dimostrato che in realtà il fenomeno si diffuse nel Rinascimento e maggiormente in ambito protestante anzi, lo storico Christopher Black ha osservato che quella romana era decisamente “meno oscura di quanto si pensi”, anzi fu più umana e con poche condanne.
In questi giorni ha voluto smontare ancora una volta la leggenda dei “secoli bui” lo storico Alessandro Barbero, ordinario di Storia Medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Scrivendo su “La Stampa” ha osservato accennando a George Orwell: «Al popolo si insegna che nel brutto, lontano passato esistevano creature malvage chiamate i capitalisti, che opprimevano il popolo con le pretese più infami. Il procedimento immaginato da Orwell, creare un’immagine tenebrosa del passato allo scopo di esaltare il…

MARIN SANUDO DESCRIVE PADOVA DEI SUOI TEMPI e la Specola

Immagine
Marin Sanudo, il Giovane. - Letterato veneziano (Venezia 1466 - ivi 1536) così descrive le difese di Padova  e Strà, che lui chiama "Strada",chè, a pensarghe ben, da quel termine derivava il nome: A "Strada" all'epoca vi era un castello, uno dei tanti demoliti dalla Serenissima per motivi strategici.  E' un castello fabbricato ne l'angullo de do acque. Una la Brenta a sia Bachigion vien da Bassano, l'altra fosse manufacta, va a Padoa. PADOVA A' un Castello da una banda presso Monselexe, è quadro: mure grosse, torre bene composite, et è fortissimo, con le fosse late e profonde di l'aqua di la Brenta. A' do sochirsi, e per questo si pol andar atorno, e circumquaque (girare) quela man di muro sopradicta, ed è larga via poria andar uno caro, muro tuto pieno, grosissimo, con toresini grandi et belli, e per il Castello se pol meter quanta giente si vol sopra la piaza senza niuno sapia; pre mezo di questo di là da la Brenta con un ponte passa di l…

DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA E STATO VENETO

Immagine
Sembra incredibile, ma già all'epoca antica i nostri saggi governanti si eran posti il problema della diffamazione a mezzo stampa. 
"Già nel primo Cinquecento (in pratica, appena sorta l'industria tipografica) la Repubblica si preoccupava di tutelare l'onorabilità dei cittadini dagli abusi cui poteva dar luogo la diffusione di alcuni scritti a stampa: si intuiva quanto fosse difficile difendersi dal circolare incontrollato di notizie false sul suo conto. 
La Parte (Legge) del Consiglio dei Dieci del 1540 persegue, dunque chi scriva libelli, et Polizze (scritti a stampa) fatti per li Maligni, in dishonor per diverse persone, ma anche coloro che, essendone a conoscenza, non ne facciano denuncia, oppure chi li venda, li mostri a terzi, ne dia diffusione, con pene relative, bando dal Dogado, anni di prigione ai trasgressori del Bando (allontanamento coatto)."
Questo scrive Edoardo Rubini, nel suo libro Giustizia Veneta ed. Filippi. Aggiungo un altro particolare, che…

TORNATE A CASA VOSTRA! LA SINISTRA E GLI SPUTI AI PROFUGHI ISTRIANI

Immagine
Il Pci non conobbe la parola "accoglienza". Per gli italiani di Pola e Fiume solo odio. L'Unità scriveva: "Non meritano la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci il pane"
Giuseppe De Lorenzo - Gio, 10/09/2015 - 12:13
Da un lato della strada un gruppo gridava: 'Fuori i fascisti da Trieste', 'Viva il comunismo e la libertà' sventolando bandiere rosse e innalzando striscioni che osannavano Stalin, Tito e Togliatti". Stefano Zecchi, nel suo romanzo sugli esuli istriani (Quando ci batteva forte il cuore), racconta così il benvenuto del Pci agli italiani che abbandonarono la Jugoslavia per trovare ostilità in Italia. Quella che fino a pochi attimi prima era la loro Patria.

Quando alla fine della seconda guerra mondiale, il 10 febbraio 1947, l'Italia firmò il trattato di pace che consegnava le terre dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia di Tito, la sinistra non conobbe la parola 'accoglienza'. Tutt'altro. Si scagl…