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ILMIRACOLO DELLA RELIQUIA DELLA CROCE A RIALTO

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Opera stupenda del Carpaccio, conservata all'Accademia, che narra della guarigione di un posseduto ad opera dell'imposizione di un frammento della croce, reliquia veneratissima per opera del Patriarca di Grado Francesco Querini. La scena (descritta sulla parte sinistra  del quadro, nella parte superiore del loggiato) cade in secondo piano, diventa contorno, essendo la folla variopinta il soggeto corale dell'opera. Se guardate bene, spicca tra i gondolieri, un moro, vestito con una elegante livrea, immagino orgoglioso del suo ruolo. 
Il ponte è quello ligneo, prima della sua distruzione.

Nella sala grande della confraternita, una delle più frequentate e prospere di Venezia, era stato deciso di collocare nove grandi tele alla cui realizzazione vennero chiamati alcuni dei più grandi pittori dell'epoca tra cui, oltre a Carpaccio, Gentile Bellini, Pietro Perugino, Giovanni Mansueti, Lazzaro Bastiani e Benedetto Diana. Il tema era quello dei miracoli di un frammento della Ver…

UN LUOGO SACRO A CELTI E CRISTIANI NEL VERONESE

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Di Simonetta Dondi dell'Orologio

Molte volte  una piccola ricerca aiuta a scoprire la storia di un territorio.
Questo succede ad esempio per la chiesa di San Bonifacio (Verona).  Le chiese cristiane molto spesso occupano un posto che fu importante nell'epoca pagana.
Il sito dove oggi si trova l’Abbazia era un’antico luogo sacro celtico: con una svettante quercia al centro, simbolo sacro per i druidi e venerata dai popoli pagani.
Il nome celtico della quercia è Duir che significa porta – entrata.
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I primi cristiani per distruggere le antiche credenze eretiche (o per conservare gli antichi luoghi sacri), decisero di costruire proprio in questo luogo l’Abbazia di San Pietro Villanova.

Il campanile sproporzionato rispetto al resto dell’edificio non è casuale....la sua ubicazione corrisponde giusto con il posto occupato dalla quercia: pare sia stato costruito di tal fatta per sostituirla almeno visibilmente....chissà forse non desideravano tagliare un albero sacro che avrebbe po…

I LONGOBARDI FEROCI ACCENTRATORI FEUDATARI?

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Offro alla vostra riflessione questo ulteriore contributo sull'apporto longobardo alla storia veneta e italiana.

Franco Rocchetta Roni . . . è dagli anni del "Risorgimento" che si fanno carte false per amplificare e magnificare all'inverosimile delle eredità "longobarde" (vere, presunte, ed anche costruite a tavolino) a scapito delle realtà venete.
I Longobardi sono stati i primi veri unificatori dell'Italia, e - ancora prima dei Franchi - i veri creatori del feudalesimo.
Così i "Longobardi" sono in buona compagnia con «i Celti reinventati qualche anno fa» e presi per veri da tanti amministratori veneti poco informati.
(Cfr. M. Vaglio, Celti, Greci e Fantasmi. L'immagine dei Celti dai Greci ad Asterix, in Anemos/2, 2001).
Proprio per questo, da Napoleone I in avanti, ed ancora oggi, i "Longobardi" sono stati e sono utilizzati surrettiziamente per mettere in piedi e consolidare uno Stato italiano unitario, di fatto feudale, centra…

L'IMPROVVISA GLACIAZIONE DEL 1709 NEL VENETO

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Di Simonetta Dondi dell'Orologio

Ora che si avvicina l’inverno, ricordiamo nelle nostre pillole di storia, un terribile freddo che congelò la Laguna nel 1709.
L'ondata di gelo colpì tutta l'Europa e gli esperti dicono sia stato l'inverno più freddo dei precedenti 500 anni.
Great Frost per gl’inglesi, Petit Âge glaciaire per i francesi…nella notte d’Epifania tra il 5 e 6 Gennaio il freddo eccezionale che stava colpendo la Russia, irrompe in Europa, in particolar modo nella parte centrale e mediterranea, anche se nessun territorio del Vecchio Continente venne risparmiato.
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In poche ore si congelarono pozzi, fontane, rivi e piccoli laghi, fino toccare minime di - 20 gradi.

Ghiacciarono tutti i fiumi europei ; il Lago di Garda venne attraversato da carri pesanti, unica volta nella storia, così come pure la Laguna veneta….neppure il mare venne risparmiato e le navi rimasero intrappolate nei ghiacciati porti mediterranei (Genova, Marsiglia): anche il Tago a Lisbona gelò !

LA GALLINA PADOVANA, UNA STORIA DI FAMIGLIA (DONDI)

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Di Simonetta Dondi dell'Orologio.
Sembra che ci sia uncerto revival riguardo  alla famosa gallina padovana e sul mistero della vera provenienza.
Qui vi posso dire che per tradizione orale familiare si conferma che fu effettivamente portata dal nostro antenato Giovanni: anche se è vero che il titolo di marchese arriva più tardi grazie all’Elettore di Polonia nel XVII secolo, questo non vieta che il nostro Giovanni non sia stato anche lui per quelle terre ripercorrendo così la via dell’ambra.


La nostra tradizione racconta che Giovanni, di passaggio in Polonia, venne a conoscenza che il figlio del sovrano era gravemente malato e si presentò per cercare di curarlo .
Sembrerebbe che il giovane effettivamente si fosse ristabilito e che il re colmò di regali al nostro antenato tra cui anche la famosa gallina....

Di certo non credo che si trattasse del re in persona, visto che guardando la storia della corona di Polonia , corrispondente al tempo di Giovanni Dondi c’era Ladislao il quale ebb…

LE VIE D'ACQUA DEI VENETI

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LE VIE D'ACQUA DEI VENETI Tra mare, foci dei fiumi, lagune, terre emerse, barene, dune sabbiose si svilupparono e crebbero gli insediamenti dei mercanti provenienti dall'Asia minore (attuale Turkia), dall'Egitto e dal medio oriente.
Questa successione ininterrotta di canali e fiumi senz'altro favorì lo sviluppo di una intensa navigazione fluviale che sfruttava le caratteristiche del territorio per il commercio e gli scambi commerciali verso la pianura padana e le aree interne dell'Alto-Adriatico. In età preromana le transazioni dei prodotti erano sviluppati al punto da rendere floride le comunità di Ravenna, di Murano, di Altino e di Aquileia.
Avete mai fatto caso che il tratto della costa dell'alto Adriatico, tra Ravenna e Trieste, esistono circa una dozzina di corsi d'acqua che si gettano in mare? Partendo da Ravenna, risalendo la costa verso Nord, troviamo il Reno, il Po, l'Adige, la Brenta-Bacchiglione, il Marzenego, il Dese, il taglio del Sile, la …

LA PITTURA VENETA CHE NON MUORE CON VENEZIA: ALESSANDRO MILESI

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Alessandro Milesi Nato il 29 aprile 1856 a Venezia, dove morì il 29 ottobre 1945. Frequentò l’Accademia di Venezia, poi fu per due anni a Verona, nello studio di Napoleone Nani, che lo aiutò anche finanziariamente. Nel 1878 si recò a Trieste, dove trascorse un anno di dura lotta per l’esistenza.


Esordì nel 1881 all’Esposizione di Milano, con Nonno offre e Venditrice di zucche. Poi espose, ancora a Milano, Le perlaie nel 1883; a Venezia, nel 1887, Un traghetto a Venezia e Vorla montar?; nel 1895, Fabbricatori di penitenze, e da allora in tutte le Biennali di quella città; Pope, ora nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze; Uno sposalizio a Venezia, ora nella Galleria d’Arte Moderna di Roma con La colazione del gondoliere
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Nel 1903 iniziò una nuova attività; l’imitatore del Favretto che si era fatto ammirare per i gustosi quadri di genere, nei quali aveva sempre più dimostrato l’affinarsi della sua tavolozza e il progressivo acquisto di una delicata e personale indivi…

I LEONI DI PIRANO D'ISTRIA

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Palazzo Comunale - Atrio (a destra)- Leone Marciano "In Moleca"
(II metà del XV sec.) - Pietra d' Istria, cm. 57 x 56 - aggetto cm 7.




Leone Nimbato reggente a sinistra con entrambe le branche anteriori il libro chiuso, borchiato e con fermagli. Presenta muso allungato dalle evidenziate fauci dischiuse con lingua estroflessa. Le ciocche della criniera hanno forma irregolare, le ali sono formate da poche penne quasi dritte ed il tronco emerge dalle onde.
Bassorilievo con bordo dentellato - Conservazione sostanzialmente buona; tracce di doratura, probabilmente posteriore.
Porta Marciana - Fronte esterno (su Piazza San Rocco o della Fratellanza)
Sopra il fornice - Leone Marciano "Andante"
(1533) - Pietra d' Istria, cm. 100 x 180 circa.

Leone Andante (tipo stante) verso sinistra reggente libro aperto (anepigrafo: forse la scritta era dipinta) e avente muso quasi frontale (lievemente inclinato a destra), ali parallele, coda svolazzante, sesso accennato; poggia su acqua …

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE E I LONGOBARDI A PADOVA

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San Giorgio delle Pertiche è una località che almeno tutti i padovani conoscono... ma pochi sanno dell'origine curiosa del nome. Ecco cosa mi ha segnalato l'amico Giorgio Burin 

Le perticae presso i Longobardi Erano costituite da lunghe aste sormontate da immagini di uccelli; i Longobardi adottarono generalmente la figura della colomba. Le perticae venivano conficcate nel terreno dai famigliari di un guerriero caduto o disperso in battaglia, lontano da casa, quando cioè non era possibile celebrarne i funerali. L'immagine della colomba veniva orientata verso il punto della morte del congiunto

La ritualità pre-cristiana delle perticae sopravvisse a lungo, anche quando i Longobardi si convertirono all'arianesimo prima e al cattolicesimo poi, durante l'VIII secolo su impulso di Teodolinda e dei suoi discendenti della dinastia Bavarese. A Pavia, capitale del Regno longobardo, nel 677 fu fondata la chiesa di Santa Maria in Pertica (Sancta Maria ad Perticas) nel luogo di u…

I LONGOBARDI . PARLAVA EL VENETO.. O VICEVERSA? :D

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I Longobardi nel tempo relativamente breve della loro permanenza, pur non mischiandosi con la gente locale, hanno però lasciato delle impronte importanti sia storiche che linguistiche.
Come non ricordare le località col toponimo Farra (Fara) ad esempio? era il luogo di comando di un gruppo della loro gente. E Santa Maria di Sala sembra un centro dove i proprietari terrieri pagavano il loro tributo (da bezalen, pagare in germanico) un terzo del raccolto (meno esosi del fisco italiota).
" I Longobardi erano stanziali nelle pianure tedesche dell'Elba finché migrarono verso l’Italia nell’anno 568 D.C. sotto la guida di Alboino. Nel 572 d.c. i Longobardi conquistano Pavia. In quegli anni occupano anche Trento, Bergamo, Brescia, Milano, Parma, Modena, Bologna, Imola, Perugia, Piacenza. Nel 772 DC. si osserva la massima espansione del regno Longobardo in Italia con la conquista di Ravenna e dell’ Istria, dopo lunghe guerre con i Bizantini ed il papato
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Nel 773 d.c. i Longobardi s…