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GLI OCCHIALI? INVENTATI A VENEZIA, NATURALMENTE. Primati veneti.

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Leggete questa bella ricerca della nostra Nobil Dona Simonetta Dondi dell'Orologio. Aggiungo solo una cosa: che la zona del bellunese, grazie alla presenza di grandi allevamenti di bovini, fornì ben presto anche le prime montature per le lenti, e ancora oggi la presenza della Luxottica conferma quella antichissima tradizione del made in Veneto.
Le invenzioni nascono sempre  da una grande necessità: nel caso degli occhiali sicuramente la prima che è nata è stata la lente d'ingrandimento e  prima di tutti ad averne necessità, sono stati i monaci scrivani  per ottenere così maggiori capacità visive nell'elaborare le, ogni volta maggiori, esigenze di nuovi codici miniati. . .
I laboratori vetrari di Murano a Venezia, che godono ancora oggi di fama in tutto il mondo, possono rivendicare – e a ragione quindi – di essere igli inventori degli occhiali. Nel XIII secolo, erano gli unici che avevano la capacità di fabbricare l’assolutamente essenziale vetro plasmabile.
Le prime carat…

IL MILITE VENETO ROMANO DI ODERZO, ORGOGLIOSO DELLE SUE RADICI

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Siamo in un'epoca in cui i Romani di cui i Veneti erano stati alleati, avevano incluso nelle "tribù" latine, con pieno diritto alla cittadinanza i nostri antenati. Tuttavia i Veneti in parte latinizzati, come scrive anche Polibio, continuarono a considerarsi tali e a portare avanti tradizioni proprie e identità distinta. e questo fu anche, certamente, merito di Roma. 
Il "glandes plumbeum" questo proiettile da fromboliere è una rilevante testimonianza di quanto ho scritto: ribadisce l'identità veneta, e il nome della cittadina, è scritto come si pronunciava in venetico. I Veneti non intendevano sparire, allora come oggi. .
. La ghianda missile (glans plumbea) era un proiettile di piombo (lungo dai 2 ai 7 cm pesante dai 15 ai 150 grammi) lanciato dai frombolieri (funditoris o funditores), utilizzando una fionda (funda) formata da una striscia di cuoio o da una corda di canapa intrecciata (di cui non esistono evidenze archeologiche) alla cui metà era posto l&…

LA DEVIAZIONE DELLA BRENTA E LE MURA DELLE CITTA' "DE TERA"

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Una maniera per far pagar le tasse nello stato veneto anche alle classi meno abbienti o alle masse rurali, era l'obbligo di prestare un servizio manuale, come operaio o magari carrettiere, per eseguire grandi opere pubbliche. Poteva anche concretizzarsi nell'obbligo di fornire animali da tiro o da soma, dietro pagamento del servizio prestato.  Questa "tansa" (tassa) che si concretizzava nella prestazione d'opera era definita nei documenti antichi "angarìa o fazione".
E' facile dedurre come il termine "angheria " moderno derivi da questo. Fatto sta che anche tramite queste "angarie" Venezia modificò in maniera permanente il paesaggio del Veneto (e non solo di esso). Tale contributo non lo aveva inventato Venezia, ma era un derivato dai servizi a cui la popolazione cittadina o del contado era obbligata a prestare al "Comun" o al feudatario locale. Sia per quanto riguarda le bonifiche, che per la deviazione dello sbocco d…

I VICENTINI "HOMENI" BELLICOSI ET INCLINI ALLE ARMI

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Non sono mancate, nell'organizzazione della Milizia territoriale, figure eminenti provenienti dalla nobiltà di provincia. Particolarmente ricca di tali figure fu la nobiltà vicentina. Di quella "Terra" moltissimi sono i patrizi che servono la Serenissima con le armi. Uomini "de vivaci spiriti" i vicentini sono "molto inclini all'armi "ed in particolare i Nobili" molti dei quali Venezia impiega nei "carichi militari".  Una peculiarità vicentina, la bellicosità, o almeno una vera inclinazione ad essa. "Questa gente tutta è per natura bellicosa", afferma Francesco da Pesaro, capitano uscente del 1570. 'Son popoli naturalmente molto inclini all'armi, sdegnosi, alteri, vendicativi, che difficilmente possono indursi a rimetter le ingiurie'. 


Già nel secolo XIV, il vicentino Belpetro Manelmi era stato nominato 'collaterale' dell'esercito e nel 1441 verrà nominato Collaterale Generale (credo sia Consiglier…

IL FRATE VENETO CHE INVENTO' LA PILA A SECCO

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Un altro grande veneto sconosciuto ai più, il cui ingegno diede i suoi frutti più all'estero che non nell'Italietta moderna. 
L'abate Giuseppe Zamboni nacque ad Arbizzano nel 1776 e morì a Verona nel 1846.  Fu ecclesiastico, fisico e docente del liceo Maffei. Una lapide sulla vicina Casa del clero, al Duomo, lo ricorda come «inventore dell'elettromotore perpetuo».  Furono le ricerche su questa araba fenice del moto perpetuo (che poi la scienza avrebbe dimostrato impossibile) a portarlo però a un'invenzione che sbalordì i contemporanei: la prima pila elettrica portatile.  La sua pila a secco è composta da sottili dischi di due metalli conduttori posti dentro un tubo di vetro chiuso, con una colonna di alluminio al centro. I dischi sono concentrici. La pila sviluppa una forza elettromotrice sufficiente da essere misurabile con un elettroscopio. I dischi non erano posti a contatto diretto con alcuna sostanza acidula o inumidita, ma come le altre pile a secco, in realt…

DALLE INNOVAZIONI MILITARI DEL MOROSINI DERIVANO ANCHE I MARINES

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E' sorprendente quanto la Repubblica di San Marco abbia contribuito allo sviluppo civile di tutto l'Occidente. In qualsiasi campo, compreso quello militare. Pochi sanno ad esempio, che le tattiche militari del Morosini, innovative e rivoluzionarie, furono studiate in special modo dagli inglesi, che all'epoca avevano sviluppato una flotta potentissima che fu la base dell'impero britannico. E dall'Inghilterra, furono recepite dal nascente stato americano, formato da ex colonie britanniche Anche oggi, in tutte le accademie militari il modo di far la guerra del nostro Morosini sè oggetto di esempio e studio per i cadetti. 
Riporto di seguito quanto spiega lo storico Ivone Cacciavillani:

Le innovative tattiche del Morosini rappresentarono una vera rivoluzione nella dottrina militare allora imperante.  La profonda innovazione si ebbe nell'uso tattico integrato delle truppe professionali. che richiedeva rapidità e precisione nei movimenti e lungo addestramento all'…

LO STORICO BARBIERATO CHE SMITIZZA VENEZIA.

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Ci risiamo... ai piani superiori (si fa per dire) devono esser preoccupati. Dato che un mese si e uno no esce qualche storico con la patente a spiegarci che sbagliano i "venetisti" (detto dagli italianisti è buffo)  a mitizzare la storia di Venezia, che in realtà aveva le sue ombre. Adesso batte la piazza lo storico Federico Barbierato, docente dell'Università di Verona, nonché, leggo ora, sindaco di Abano Terme.  Così ha ribattuto nelle sue recenti conferenze, discepolo fedele del Daru, Pierre-Antoine-Noël-  che vi proponiamo qui con tutti i suoi pennacchi napoleonici.

Intendente generale dell'I. (Imperatore o Infame a voi la scelta) quando era in Italia certamente si diede da fare per rapinare il cadavere dello stato veneto, per poi cercare di giustificare il crimine mostruoso da loro commesso, distorcendo la storia della repubblica di Venezia nell'intento di convincere veneti e italiani superstiti, che il regno napoleonico che era nato,  aveva instaurato &quo…

I VENETI E LA CUCINA "POVERA" VOCABILI E MAGNAR DE ON TEMPO

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Gianna Marcato, glottologa dell'università di Padova 

La carne si mangiava alle feste grandi, il brodo da malati. Ma anche quando si mangiava carne, cosa si mangiava?
Guardiamo un po' le ricette tradizionali: tripa a la trevisana, fongadina (polmone, fegato, cuore, frattaflie cotte con abbondante cipolla), testina lessa, penin de vedéo, rognòn, fegato alla veneziana (figà tagliato a fettina, cotto assieme a tanta cipolla lasciata imbiondire in un po' di olio) e... oseeti scanpai, piatto in cui con la fantasia si supplisce alla mancanza degli uccelleti!

Col maiale si fanno luganeghe, museti, sacàdo (salame), non si spreca nulla perché, sgozzata la bestia si raccoglie persino il sanque cucinandolo poi con l'aggiunta di pangrattato o di altri ingredienti (ea dolse), si recuperano i pezzetti di carne che restano, una volta sciolto il grasso (la so'nsa che servirà poi come condimento), facendone un boccone gustoso e croccante: le sisoe ( o sòssoli).

Altri piatti tipici …

FRANCESCO MOROSINI, IL ROMMEL DEI VENETI. UNA CARRIERA INCREDIBILE

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Consacro' la propria vita per la difesa della Patria. Per questo rinunciò al matrimonio e morì al comando della truppa. in Grecia dove gli furono tributati onori degli di un eroe. Non era un uomo facile, il suo carattere e la coscienza dle suo valore, lo misero anche in conflitto con parte dell'aristocrazia veneta, che non amava (come accadde per il Gritti) il protagonismo di chi rappresentava la repubblica.  Amò tanto il suo gatto che questi alla morte fu imbalsamato e poi sepolto con lui, ma oggi è conservato al museo di Storia Naturale di Venezia.
Figlio di Pietro e di Maria Morosini, la vita di Francesco Morosini, secondo le cronache dell'epoca, fu sconvolta in tenerissima età dalla morte della madre in circostanze molto sospette (annegò nel tentativo di salvare il marito caduto in acqua) che fecero a lungo sospettare dell'innocenza del padre. Le indagini non condussero a nulla e il caso venne chiuso. Forse questo episodio e il successivo rapporto difficile con la…

"EL PARLAR VENETO " CON TERMINI "GREGHI" DEI NOSTRI AVI

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Molti sono i termini di derivazione estera, passati nel veneziano prima  e poi nel veneto di terraferma. La glottologa Gianna Marcato dell'università di Padova ne dà qualche esempio.
Mastela, mastice,intimela... e anche altri vengono dalla dimestichezza con Bisanzio.



"Arcipelago, panfilo, squero (cantiere), molo, termini dei marinai, sono tutti di importazione così anche alcuni che riguardano le merci, come bombaso (bambagia, termine soppiantato da cotone che pare derivi dall'arabo) e mastica, mastice, resina importata da Chio, ma sono di importazione anche termini come mastela recipiente che serve per fare il bucato e che in greco significa coppa, scafa, pila dell'acquaio, pitér, vaso da fiori, o anche solo vaso per acqua o altro (in greco piccola giara per il vino), intiméla, federa per cuscini (in greco indumento, veste, anche copertura).
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Còtimo, era l'imposta che in Levante mettevano sui vascelli, pòliza un cartello, una piccola carta scritta, la poliza deli…

LA CORPORAZIONE DEI BOTTAI, il vino e i Veneti antichi.

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Il vino da 3000 anni accompagna i Veneti, ma non nel senso del povero Oliviero Toscani, per cui siamo degli "imbriagoni" incapaci, bensì come fatto culturale e fonte di guadagno e lavoro. Il nettare di Bacco era tenuto in gran conto, da noi, non solo, torno a precisare, per motivi conviviali, ma perché con le botti che cominciammo a costruire 3mila anni fa, esso poteva essere esportato anche verso altre zone dell'Italia, e probabilmente, con le navi che all'epoca dei paleo veneti, salpavano da Altino, in tutto il Mediterraneo, anche se per il trasporto con le navi è probabile fosse versato in più pratiche  anfore.  Anche uno storico romano ci descrive  i Veneti come dediti  alla coltivazione delle vite, e conservavano il vino prodotto in botti grandi "come case".  La tradizione millenaria continuò con  la repubblica di Venezia che  valorizzò l'arte dei bottai, riconoscendone la professionalità.
Simonetta Dondi dell'Orologio scrive:

La Corporazione dei…

EL MAGNA L'ORO E EL CAGA LA CARTA (mangia oro, caga carta)

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L'amico Giorgio Burin ci mostra con questo aneddoto, che anche i "todeschi" eran considerati dei padroni di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. Passata la prima euforia, in cui furono visti come dei liberatori, furono ben presto mal sopportati o addirittura odiati. Nel 1848 la rivolta all'Arsenal diede il via a Venezia alla sommossa che ebbe in Daniele Manin (il cui cognome acquisito rimandava all'ultimo doge) il protagonista e che mise in scacco gli austriaci per un anno e mezzo. Ma l'Italia federata rimase un sogno irrealizzato: ai padroni antichi, nel 1866, se ne è sostituito un nuovo. Che si rivelò molto peggio dei "todeschi" di Vienna. Miseria ed emigrazione, assieme alla pellagra, furono le nuove "libertà" dei poveri veneti.
di Giorgio Burin


Poco dopo l'arrivo degli Austriaci a Venezia venne stabilito di ritirare dalla circolazione le monete d'oro* e di sostituirle con banconote in corso nell'Impero. Il malcontento fu…

GUIDO BERGAMO, IL REPUBBLICANO CHE VOLEVA L'AUTONOMIA DA ROMA

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Tra i grandi Veneti, poco conosciuto persino tra i suoi conterranei attuali. Sorpresa: la sinistra del primo 900 si batte per l'autonomia e ipotizza persino la secessione, di fronte alla sordità di uno stato accentratore che ignora i disastri e le rovine della nostra terra, in ginocchio dopo la Grande Guerra.  Guido Bergamo raccoglie il grido di dolore di un Triveneto dimenticato e abbandonato. 
Guido Bergamo e i veneti degli anni '20, dimenticati tra le macerie di una guerra, l'unità appare un nonsenso.All'epoca della presa del campanile, l'intelighenzia sinistrorsa veneta indice addirittura un convegno ove si tende a dimostrare la sprovvedutezza dei "Serenissimi", nati in una terra, la bassa padana, incline alla rivolta fine sè stessa, e l'inadeguatezza culturale di chi vorrebbe appellarsi a una repubblica di Venezia oligarchica e distante dal popolo (il solito cliché di chi conosce la storia di Venezia attraverso la presentazione di personaggi come i…

LA POTENZA VENETA EBBE UN PADRE: IL VEGLIARDO ENRICO DANDOLO

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Fu un personaggio incredibile, vi riporto cosa realizzò per la sua Patria  da ultra novantenne: la conquista di Costantinopoli e l'acquisizione di un quarto dell'impero, vista da molti come atto riprovevole che macchierebbe la storia di Venezia, ma la realtà è sempre complessa... C'è poi il vizio di dipingerlo come un personaggio "italiano"; anche chi ha curato l'articolo che riporto lo fa, ma lui si sentiva ed era anche storicamente, solo veneziano. A ciascuno il suo.  Enrico Dandolo appartiene alla memoria veneta. E andate al link sotto dopo aver scorso il post, per leggervi cosa aveva combinato prima, da "giovincello" ultraottantenne. 
Dandolo, senza alcuna esitazione, coglie l’occasione al volo ed accetta. L’ammiraglio riprende il comando della flotta e fa vela verso il Bosforo. Assedia Costantinopoli, prende una parte delle mura e subito in città scoppia la rivoluzione, Alessio III é cacciato, Isacco é ristabilito sul trono. Ma quando si tratta …

Repubblica di Venezia, Repubblica italiana: erano agli antipodi. Ecco perchè.

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Di Edoardo Rubini.




E’ vero, il confronto con la situazione politica attuale è impietoso: siamo davanti ad un’immagine al negativo, Repubblica Veneta e Repubblica Italiana rappresentano modelli agli antipodi. Si noti che la prima era ARISTOCRAZIA (intesa nel senso di governo dei migliori, ndr), cioè il tipo di governo impostato secondo i dettami di Platone e Aristotele (che secondo la tradizione classico-cristiana era il migliore possibile). La falsa democrazia odierna è in realtà una OLIGARCHIA, perché si basa sui diritti umani e sul contratto sociale, dogmi teorizzati dagli illuministi-liberali (che in teoria garantiscono tutto a tutti, in realtà creano un sistema sotto il controllo di camorre occulte).
Nello specifico, però, non si può dire che l’unica persona che formalmente non aveva controllori era il Doge. Se si studia la Costituzione di Venezia su testi specialistici, ci si accorge che il Doge era coadiuvato in ogni atto dal Minor Consiglio, cioè dai sei Consiglieri Dogali con …